BIOGRAFIA
Sono nata a Siculiana, piccolo centro dell’agrigentino, dove i miei genitori si erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti. Alla fine del conflitto la mia famiglia ritornò al proprio paese, Porto Empedocle, dove sono cresciuta e che considero il mio vero luogo d’origine. Dai primi anni del 1950 vivo a Palermo, mia città d’adozione.
All’età di due anni sono stata aggredita da un grave attacco di poliomielite che mi ha risparmiato la vita ma che mi ha lasciato un’invalidità permanente. A causa di questo problema i miei studi si sono svolti in maniera irregolare, in parte frequentando le scuole, in parte preparandomi agli esami da esterna, e in massima parte studiando per mio conto. La lettura è stata la mia compagna più fedele, di più, è stata l’amante di tutta la mia vita e da essa mi è pervenuto tutto ciò che ha formato la mia personalità. Ho cominciato a scrivere poesie durante l’adolescenza, ma chi non ha scritto “poesie” nella stagione più giovane della vita? Tutti, credo. La differenza fra me e “tutti” è che io non ho perso il vizio. Forse è stato il silenzio che mi portavo dentro a partorire la parola poetica, dapprima come necessità di comunicare e via via come desiderio di comprendere e chiarire a me stessa il rapporto con l'esistenza. Il mio primo libretto fu una raccolta di poesie giovanili, ingenue, certo, ma molto vissute. Se c’è qualcosa che si ricorda più del primo amore è sicuramente il primo libro. Di questa emozione non posso e non voglio dimenticarmi mai. Poi vennero altri libri.
Fra la fine degli anni settanta e gli inizi degli ottanta cominciai ad interessarmi alle attività culturali. Palermo in quegli anni era una città ricca di fermenti, fiorivano le associazioni dove gli artisti, poeti, scrittori, pittori, musicisti, si riunivano per leggere, ascoltare, esporre, suonare. All’interno di queste associazioni ho ricoperto vari ruoli: nei consigli direttivi, nella stesura dei programmi culturali, nella conduzione di incontri e recital, nelle performances personali. Ho condotto trasmissioni di poesia per le radio private, ho presieduto per nove anni l’Associazione Scrittori e Artisti, ho scritto per una rivista della casa editrice Rizzoli, ho organizzato e condotto un laboratorio di scrittura e interpretazione del testo poetico ed ho collaborato con molte riviste letterarie con recensioni ed articoli. Con l’avvento del Web mi sono dedicata alla scrittura online.
La scrittura e la poesia in particolare sono state per me la libertà e la possibilità di dialogare con interlocutori ignoti. Attraverso la poesia ho cercato il senso del mio vivere, ho provato ad arrestare il flusso migratorio delle emozioni vissute, ho tentato di vincere il vandalismo e le piraterie di cui l’essere umano è spesso vittima. Ma nel momento in cui ho deciso di renderla pubblica, la mia poesia mi è appartenuta solo in parte, perché il silenzio di cui si era nutrita si era fatto voce che chiedeva di essere ascoltata e dunque atto sociale e, se vogliamo, anche dono di sé. Andando avanti si spogliava del tono malinconico e solipsistico, dismetteva il suo abito in qualche modo autoreferenziale per cercare di avvicinarsi all’astrazione del simbolo universale in cui ciascuno potesse ritrovarsi.
Ho letto da qualche parte una frase di Rilke che recita: “Il canto del poeta non appartiene a nessuno eppure ciascuno può farlo suo”. Io credo che in questa sorta di appropriazione stia la vera forza della poesia.
ANNAMARIA BONFIGLIO
